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  • Tu che sai scrivere…

    Tu che sai scrivere…

    Quante volte mi hanno approcciato in questo modo? Non saprei neppure contarle.

    “Tu che sai scrivere, mi aiuti a scrivere il mio libro?”

    Dovrei rispondere “Hey! Ma pensi che non abbia già delle mie idee da concretizzare?” ma alla fine glisso per mancanza di coraggio perchè poi, ho l’animo sensibile e non voglio spezzare le ali di un piccolo sognatore. Quindi mi oriento su una risposta più plausibile che è la mancanza di tempo. Del resto, questa è una mancanza condivisa da tutti e quindi è molto facilmente comprensibile.

    Molto più raramente mi chiedono come ho fatto a fare quello che faccio che sostanzialmente è essere diventato Editore di Me Stessa cioè un upgrade dell’APS (Autore a proprie spese). Quindi ho pensato che oltre a saper scrivere, so anche chiacchierare e sto pensando di fare alcuni video sul mio canale You Tube (dove leggo favole e presento i miei libri) per spiegare il mio percorso.

    Cosi quando mi diranno “Tu che sai scrivere…” risponderò “Ho raccolto tutta la mia esperienza qui, buon ascolto!”.

    Incredibile come gli anni ti facciamo venire la furberia.

    Giuseppina

  • Il talento della paura

    Il talento della paura

    La scrittura è un ottimo spunto di riflessione. La lettura di conoscenza. Spesso si ha paura di riflettere, spesso di conoscere.

    Qualche volta si è fortunati e si smette di aver paura.

    Fortunati è una parolona, penso che il più lo faccia la stanchezza. Dover sempre dimostrare o trattenere è uno sforzo cosi grande che poi è naturale crollare e penso che questo sia il vero motivo per cui si smette di aver paura.

    In questo modo ti accorgi che avevi paura di qualcosa che non esisteva e cosi prendi confidenza e superi l’ostacolo.

    Paura di che? Non saprei più dirlo.

    A volte la stanchezza quindi è una manna del cielo.

  • Caro amico ti scrivo

    Caro amico ti scrivo

    Nell’occasione di questo ultimo giorno dell’anno rifletto con chi leggerà sulla crisi letteraria di questo paese.

    E’ indubbio che nell’attuale panorama culturale italiano, la scrittura si trova a vivere una fase di profonda crisi. Sebbene molti autori siano animati dalla passione e dall’ideale di narrare storie significative, proponendosi con sincerità e impegno, l’editoria sembra aver intrapreso un cammino che privilegia il commercio piuttosto che la qualità. In un sistema in cui il desiderio di vendere prevale sul merito, ciò che ne risulta è una trasformazione della cultura in un mero spettacolo, un’arena di talenti sospesi e di contenuti che sfuggono al valore autentico della narrazione.

    Negli ultimi decenni, abbiamo assistito a un cambiamento sostanziale nella percezione e nella promozione della letteratura. Gli editori, spinti dalla necessità di soddisfare il mercato e di ottimizzare i profitti, spesso rinunciano a evidenziare il talento e il merito in favore di formule commerciali che promettono un successo immediato. Questo modello di business, preoccupato più di attrarre lettori con titoli accattivanti e storie superficiali che di valorizzare opere ben scritte e profonde, ha creato un gap tra autori di valore e il pubblico, impoverendo il panorama letterario e rendendo la scrittura un’arte invisibile.

    In questo contesto, il rischio è che la cultura diventi un circo di talenti estemporanei, dove importa più apparire che comunicare significati profondi. Chi ama davvero la scrittura si trova spesso demotivato, poiché il merito viene sovrastato da strategie di marketing e da un’inflessibile corsa al bestseller. Questa situazione non solo sminuisce il valore della parola scritta, ma contribuisce a creare lettori distratti e superficiali, lontani dal comprendere e apprezzare il potere della letteratura autentica.

    Un Appello alla Rivoluzione Letteraria

    Tuttavia, nonostante le sfide, nutro la speranza che il futuro riservi una vera e propria rivoluzione letteraria. Un movimento che porti alla formazione di una nuova classe di lettori, attenti e critici, in grado di apprezzare le opere di qualità e di sostenere autori che investono nella profonda narrazione di un’epoca. La scrittura deve tornare a essere considerata un’arte che parla al cuore e alla mente, capace di ispirare e riflettere la nostra realtà.

    È fondamentale che i lettori riacquistino il loro ruolo attivo e consapevole, spingendosi oltre le letture superficiali e abbracciando storie che sfidano il pensiero e invitano alla riflessione. Solo così potremo contrastare l’onda dell’appiattimento culturale e riscoprire il vero significato della bellezza e dell’ispirazione nella narrativa.

    La Narrazione come Specchio di un’epoca

    La scrittura è sempre stata il riflesso della società, un modo per narrare le esperienze, le sfide e le speranze del nostro tempo. Oggi, con un mondo in continua evoluzione, abbiamo un bisogno disperato di storie che ci aiutino a orientare la nostra esistenza, che ci offrano moralità, bellezza e una visione più alta. La letteratura non è solo intrattenimento; è un potente strumento di cambiamento, una manifestazione di identità e cultura che deve essere preservata e valorizzata.

    In questo mondo letterario in trasformazione, è il momento di riappropriarci della parola scritta, di rivalutare la qualità della scrittura e di dare spazio a chi, con passione e dedizione, desidera raccontare storie significative. Uniamoci per creare un futuro in cui la narrazione non sia un mero prodotto commerciale, ma un viaggio condiviso che abbraccia la complessità e la magnificenza della condizione umana. Solo così la scrittura potrà tornare a essere un faro di speranza e ispirazione per le generazioni future.

    Buon anno

    Giuseppina

  • Gruppi lettura

    Gruppi lettura

    Invecchiando mi è venuta voglia di sperimentare la lettura. Premesso che mi piace leggere e lo specifico perchè sempre più spesso ho incontrato non lettori e me ne rammarico. Persino le mie più care amicizie non leggono anche se sono molti i libri che ho regalato. Cosi nel tempo ho smesso di regalarli perchè un libro è come un buon piatto. Se uno ama il fast food, non perdere tempo e soldi.

    Il genere dei lettori è disperso come sale sulla terra, temo. Lo capisco dalle librerie, dai libri che scelgono le persone e dai libri presenti sugli scaffali. Voglio capire il lettore oggi chi è, perchè legge, cosa legge, la motivazione, la passione.

    Ho deciso di iscrivermi a un gruppo di lettura. Sono andata nella biblioteca del paese più organizzato qui vicino a me (Piossasco) e ho chiesto informazioni.

    “Si, ce ne sono tre: uno in presenza, uno romance che è un genere rosa moderno anche in presenza e uno on line”

    “Ottimo, mi iscrivo a tutti e tre.”

    “Tutti e tre???”

    “Si, grazie”

    La bibliotecaria era un po’ interdetta ma la mia determinazione superava quella spiacevole sensazione. Ero entusiasta.

    Dei libri ne parlerò in scadenza perchè se inciampassi su qualche partecipante al gruppo non vorrei fare lo spoilerone.

    Non vedo l’ora di incontrarli questi lettori.

  • L’intima questione dell’esistere

    L’intima questione dell’esistere

    Dopo anni di scrittura e pubblicazione ho capito che scrivere è molto più semplice che vendere un libro. Per questo scrivo (ormai da anni) in più blog perchè scarico la mia tensione narrativa. Sempre più spesso incontro persone che mi dicono che vogliono scrivere un libro e io rispondo sempre “Fallo, che problema c’è?”. Rispetto all’altro millennio, oggi, scrivere un libro e auto pubblicarsi è una sciocchezza ma il punto reale non è scrivere è l’idea che si ha dello scrivere.

    I social ci hanno rovinato l’esistenza. L’ho sperimentato anche su di me, non parlo per un’amica. Il vero succo delle questioni lo ascolti sulla tua pelle. Una volta, volevo capire, ho chiesto a una signora perchè pubblicava tutto quello che faceva ogni giorno e lei mi ha risposto che i social sono come la piazzetta del paese cosi ho capito perchè li ho sempre detestati. Io non sono una da piazzetta ma da giardini, parchi, baretti. Ho una visione più intima della vita, più riflessiva. Invece le persone amano le frasi fatte, la superficie di quello che vedo e non mi interessa cosa c’è tra le righe: non è affare mio.

    Sono diversi modi di vivere. Non sto giudicando: sto scegliendo.

    Se guardo un tramonto infuocato o un albero colorato dall’autunno, non sento più l’esigenza di condividerlo. Lo guardo e chiudo gli occhi, per respirare quella bellezza e permettere al mio cuore di ascoltare l’emozione che mi ha trasmesso. Ho dovuto ricominciare, lo ammetto. Ora i like me li metto da sola e godo pienamente di questa libertà perchè ho ritrovato il mio potere.

    Questa, per me, è l’intima questione dell’esistere.

  • Scegli tu, io sono qui

    Scegli tu, io sono qui

    Negli ultimi mesi ho scelto di non essere più presente sui veri social. Li ho sempre trovati molto competitivi ma anche dequalificanti della professionalità.

    Sono nata scrittrice, ho poi lavorato in questo ambito, riconosciuta da numerosi premi vinti a livello prima locale e poi nazionale. Poi improvvisamente si è creata questa sorta di galleria internazionale dove chiunque con frasi fatte e foto improvvisate o rubate, diventa il nuovo aforista del secolo, il saggio riflesso no sense di questa società dove l’apparire capace e l’essere incapace combaciano spesso nella stessa identità.

    Tutto con estrema superficialità, senza nessun impegno e con quella babelica rappresentazione dove si perde il valore e si conquista la visibilità con la tecnica del branco.

    Sinceramente non mi sono mai trovata a mio agio in queste stanze – lager dove la personalità viene repressa e ricondotta verso un intrattenimento che non ha nulla di creativo.

    L’arte è espressione di una ricerca, movimento, rappresentazione di parole, immagini, suoni.

    Ad un certo punto mi sono vista cosi spersa nei social che non vedevo più me stessa, solo una persona che cercava di farsi vedere. Qualcosa che mi ha fatto riflettere e capire che non sempre quello che fanno tutti è utile a tutti. A volte bisogna scegliere. Io ho scelto di vivere la mia creatività liberamente, ho scelto una casa che è il mio laboratorio, uno spazio su cui riflettere e scrivere che è questo blog, un lavoro che è quello di scrivere libri, illustrare e creare.

    Sono qui per trovare lettori ispirati e non per convincere lettori annoiati. E’ una differenza enorme, ora lo so.

  • L’artista silenzioso

    L’artista silenzioso

    Faccio parte di quegli artisti silenziosi che non inseguono i like né l’approvazione degli altri. Noi non abbiamo decine di influencer che amplificano il nostro lavoro, non cerchiamo di cavalcare mode o hashtag virali. La nostra voce resta spesso inascoltata, eppure proprio in quel silenzio si costruisce la nostra libertà.

    Gli artisti silenziosi lavorano seguendo linee sottili, sfumate: storie di disagio, verità non evidenti, poesie che non urlano. Non produciamo fast content, ma opere che chiedono tempo e attenzione. Le nostre immagini, i nostri suoni e le nostre parole non puntano alla condivisione immediata; mirano invece a un ascolto più profondo, a una risonanza che non si misura in like ma in comprensione.

    Questa scelta non è una rinuncia. È un atto di resistenza estetica. Rifiutando le dinamiche del clamore digitale, manteniamo la possibilità di esplorare temi scomodi senza compromessi. Raccontiamo il disagio quotidiano, l’intimità fragile, la bellezza nascosta nei frammenti della vita. Lo facciamo con ritmi che destabilizzano la frenesia antisociale che viviamo oggi: pennellate lente, versi che si costruiscono nel tempo, suoni che richiedono orecchie pazienti.

    Certo, il silenzio ha un prezzo: meno pubblico, meno riconoscimenti immediati, meno opportunità commerciali. Ma quel vuoto di pubblico può diventare spazio. È lì che nascono relazioni sincere tra opera e spettatore, dialoghi che non si consumano in un commento effimero ma si trasformano in presenza, riflessione, empatia. La mancanza di visibilità diventa così, paradossalmente, la condizione per preservare l’autenticità.

    Essere artista silenzioso non significa essere marginale o meno importante. Significa conservare una prospettiva libera dalle pressioni del mercato e della notorietà. Significa avere la possibilità di cambiare direzione senza dover rendere conto a trend o algoritmi. E quando quell’opera trova finalmente chi sa ascoltare, il suo impatto è spesso più profondo: parla a pochi, ma parla dentro.

    In un’epoca di rumore costante, la pratica artistica silenziosa è un gesto sociale e poetico insieme. È un invito a rallentare, a restituire valore all’esperienza, a fidarsi del tempo, il tuo tempo.

    È la convinzione che l’arte non debba sempre gridare per esistere — a volte esiste meglio quando sussurra.

  • Il Caos della Creatività nell’Organizzazione del Metodo

    Il Caos della Creatività nell’Organizzazione del Metodo

    La creatività è sempre caos, confusione. Questo è un fatto risaputo. Il caos è il simbolo stesso della creazione, ed è difficile pensare a un creativo che non viva in un certo grado di disordine. Se un creativo non è caotico, temo che non stia realmente creando, ma si stia limitando a interpretare idee già esistenti.

    Tuttavia, se non esistesse un metodo, la creazione si fermerebbe nel caos più completo. Vivere solo di stimoli continui, di idee che cercano di concretizzarsi, può diventare frustrante. Spesso mi è capitato di avere un’esplosione di idee — puff! — ma poi, un’altra idea arriva, ancora un’altra, e alla fine mi ritrovo con un mare di confusione senza nulla di tangibile.

    Per questo ho imparato a sviluppare un metodo, il mio personale, che funziona per me. Questo sistema mi aiuta a concretizzare le idee che emergono nel caos della mia creatività. In questo modo, riesco a evitare di perdermi nel vortice delle ispirazioni e continuo a godere di quel che faccio, senza annoiarmi nella routine. Il mio metodo dirige i continui balzelli di idee nella strada giusta, quella della concretizzazione.

    Un consiglio che mi sento di condividere con tutti i creativi è di trovare il proprio metodo. Non esiste un’unica soluzione, ma ciò che conta è creare un sistema che vi aiuti a navigare nel caos mantenendo vive le vostre passioni. Solo così potrete lasciare che la vostra creatività fiorisca, senza esserne sopraffatti. Ricordate: il caos può essere uno strumento potente, ma organizzato in un metodo, diventa la chiave per la realizzazione delle vostre creazioni.

    Giuseppina

  • Il mio genere? La scrittura.

    Il mio genere? La scrittura.

    La scrittura è una parte fondamentale della mia vita, e mi piace esplorare tanti generi diversi perché sono cresciuta in molte direzioni. Collaboro con l’Associazione Energia Maya, scrivendo libri di benessere che non solo nutrono il corpo e la mente, ma costituiscono anche un rapporto proficuo e stimolante a livello intellettuale. È un modo per condividere conoscenze e pratiche che possono illuminare la vita degli altri.

    Un altro ambito che mi appassiona è la letteratura per bambini. Qui posso esprimere la ricchezza di contenuti attraverso un linguaggio simbolico e uno stile narrativo fresco e gioioso. Utilizzo vocaboli non usuali, creando storie che non solo intrattengono, ma educano e ispirano i giovani lettori.

    Tuttavia, il mio genere preferito resta la narrativa breve. È con essa che sono nata come scrittrice all’età di 15 anni, vincendo molti premi letterari. Questo genere mi permette di condensare emozioni e pensieri in brevi narrazioni, dando vita a liriche espressioni dei miei sentimenti e di quel mondo impercettibile che, attraverso la mia Anima, desidera comunicare bellezza e amore agli altri.

    Se sei interessato a scoprire il mio lavoro, puoi trovare tutte le mie pubblicazioni nello shop del sito, disponibili in distribuzione diretta.

    Scrivere è una mia passione, e mi piacerebbe condividerla con te e conoscere la tua opinione per continuare a crescere e sperimentare il mio modo di comunicare.

    Giuseppina