Mi piace molto partecipare alle “sfide” internazionali perchè il confronto è sempre una bella opportunità per crescere e migliorare. Mia mamma diceva sempre “mettiti con quelli meglio di te e paga le spese”, un bel modo di dire che quando sei con i grandi, lo stimolo a crescere è forte e con un po’ di sacrifici puoi farcela. Troppo spesso le persone si arrendono di fronte alle difficoltà soprattutto dei bambini. Quest’estate ho conosciuto un bambino che mi ha detto “io non so disegnare” e questa sua affermazione mi ha molto stupito. Così ho proposto una gara di pasticci e lui ha accettato. Quando ci siamo confrontati ho visto dei pasticci meravigliosi che praticamente erano disegni con personalità cosi indagando ho capito che “qualcuno” gli ha detto che non sa disegnare. Quando quel “qualcuno” è molto influente nella sicurezza di un bambino, sta praticamente gettando una condanna alla sua capacità espressiva, il suo credere in se stesso. Un discorso che rientra in una sensibilità che non si può spiegare ma indicare, con la speranza che la coscienza evolutiva delle persone sia maggiormente condizionata dalla bellezza (reale) della diversità (non di quella che è portata in voga dai mass-comunicatori) e da un meraviglioso mondo multipolare.
Per questo ho deciso di partecipare con le fiabe italiane. Per la prima parola che è “fool” (pazzo, folle) ho illustrato “Il barone rampante” di Italo Calvino in una visione notturna, quasi da sogno, dove un romantico cavaliere degli alberi offre un fiore rosso e il suo amore a una luna timida nascosta tra i rami.
Sognate bimbi, siete meravigliosi.







Il 24 maggio sono stata invitata presso la scuola primaria M. Brizio di Buttigliera Alta a raccontare la mia attività ai bambini della seconda A e B. Visto che era un incontro importante ho portato ad aiutarmi Stargatto, la mia fatina dell’ispirazione e Mario, il mio bimbo testatore di favole. Ho spiegato, rispondendo alle domande dei bambini, come nasce una favola, quanto tempo ci vuole a fare un libro, come si usano le parole magiche e speciali e poi ho ascoltato tutte le loro favole. Delle loro mamme, dei papà, dei nonni, delle sorelle, dei cugini e degli amici. I bambini sono portatori sani di favole, dovremmo imparare da loro. Alla fine abbiamo letto insieme 


