Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto, adunata, si va
nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.
Che strano, beato pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d’argento
che si dondola al vento.
In piazza c’è il mercato dei balocchi.
un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
ti fa l’inchino e dice: “Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…”
Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c’è.
Un bel pianeta davvero
anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste esisterà:
che differenza fa?
(Gianni Rodari)








Santa Lucia porta i doni a tutti i bambini la notte del 13 dicembre, la più lunga dell’anno. La tradizione ci racconta che Santa Lucia, una volta salita nel Paradiso, avesse desiderio di vedere la sua Sicilia. Per questo con una chiave e un permesso speciale, Dio diede a San Pietro una chiave da cui poteva vedere la sua terra. Fu allora che scorse tante cattiverie e tanto dolore anche per i bambini. Era così triste che volle portare un po’ di felicità a quei bambini e così, narra la leggenda, decise di raccogliere tutti i doni abbandonati dai bambini viziati per portarli ai poverelli e ai più buoni. San Pietro vedendola così carica le diede il suo asinello e da quel 13 dicembre, durante la notte, Santa Lucia porta i doni a tutti i bambini che lasciando delle carote, un po’ di fieno e dell’acqua per ringraziare l’asinello.
Il pellerossa con le piume in testa


Halloween ormai è un tema ricorrente per tutti i bambini che aspettano questa festa per accumulare dolcetti da conservare per l’inverno. Mi ricordano gli orsetti e tutti quegli animaletti che se ne vanno in letargo. Benchè questa sia una festa importata, devo dire che in Italia poco corrisponde all’originale: la concentrazione dei bambini è molto orientata sugli zuccheri, meno sui mostriciattoli. L’anno scorso sono stata invitata a una festa in biblioteca sul tema Halloween e ho pensato che avrei letto qualche filastrocca, tuttavia ne ho trovate di non adatte a quello che avrei voluto trasmettere e così ho deciso di scrivere tre filastrocche poi già che c’ero ho scritto un racconto per affrontare la paura del buio, di quei mostri che vivono sotto i letti, negli angoli bui della stanza quando manca la luce e la vista. La paura in un certo senso è anche educativa, perchè ti mette al riparo da gesti imprudenti ma va affrontata con quella forza interiore che hanno soprattutto i bambini e che è come una piccola luce, in grado di schiarire il buio più pesto.
L’albero delle carezze è un libro nato per affrontare il tema della cittadinanza nella Scuola di Infanzia con cui collaboro. L’appartenenza è il sentimento più importante nella nostra vita perchè ci aiuta ad affrontare le esperienze considerando sempre il valore degli altri e quindi nel non sentirci soli e isolati, una sensazione che può creare disorientamento e occultamento della vera personalità: quel “sole” che brilla in ognuno di noi e illumina la nostra Vita e quella degli altri con gioia. Spesso ci sono nuvole ma c’è sempre un albero delle carezze che ci guarda dall’alto per tenerci tra le sue radici e le fronte, protetti dalle tempeste, coccolandoci con Amore. Auguro a ogni bambino di trovare sempre questo albero nella propria vita. Un augurio che faccio a tutti, grandi e piccoli.