Categoria: aforismi

  • Il ruolo della politica e della PA della deculturazione territoriale

    Il ruolo della politica e della PA della deculturazione territoriale

    In questa grigia giornata autunnale, tipica di questo territorio dove la natura trionfa, ho ricevuto alcune novità riguardo le pubblicazioni di bambini di cui mi occupo da ormai quasi vent’anni e mi sono chiesta il motivo per cui si debba privare di bellezza e professionalità questo ambito. Forse i bambini sono ignoranti e non comprendono cosa è piacevole e cosa è scontato? O forse vogliamo abituarli a questo per abbassare l’asticella dell’intelligenza emotiva sempre più verso la dissociazione cognitiva?

    Negli ultimi decenni, ci troviamo di fronte a un fenomeno inquietante: la deculturazione del nostro territorio, un processo che sta erodendo i pilastri della nostra identità culturale. Non è un caso che a fomentare questo decadimento siano state, in larga parte, le scelte della politica e la gestione di diversi settori pubblici, come scuole, comuni e biblioteche. Un’analisi critica rivela come clientelismo e dequalificazione del lavoro editoriale stiano minando la nostra cultura con favori di scambio vergognosi.

    Il clientelismo, quel sistema di favoritismi e raccomandazioni che ha radici profonde nel nostro sistema politico, ha portato a una selezione di figure pubbliche che, piuttosto che promuovere il bene comune, si sono concentrate unicamente sul mantenimento del proprio potere. La nomina di dirigenti, insegnanti e responsabili di servizi pubblici avviene spesso non in base al merito, ma alla loro influenza sul bacino elettorale di riferimento. Questo approccio ha creato un ambiente stagnante, in cui proposte innovative e di valore sono soffocate dal conformismo e dall’incompetenza.

    Nelle scuole, per esempio, programmi educativi e iniziative culturali vengono spesso sacrificati per favorire attività più “popolari”, ma di scarso valore educativo. Così, gli studenti sono esposti a contenuti degradati, privi di stimoli critici e riflessivi. Ci si aspetta che accettino passivamente un’educazione mediocre, mentre il valore della cultura e della conoscenza scende a compromessi con il “piacere” di un consenso facile. Manca la visione critica a favore di un dilagante qualunquismo.

    Anche le biblioteche, un tempo fari di sapere e luoghi di incontro culturale, stanno vivendo una lenta agonia. Finanziamenti ridotti e una programmazione insipida, mirata più a attirare visitatori che a promuovere la lettura e l’educazione, hanno trasformato questi spazi in meri contenitori di libri, privi di vitalità. Progetti editoriali di scarto, nati da logiche puramente commerciali, vengono proposti al pubblico, mentre opere di valore, frutto di creatività e ricerca, faticano a trovare spazio. La cultura non dovrebbe essere un prodotto da vendere al miglior offerente, ma un patrimonio da preservare e valorizzare.

    La conseguenza di questa deculturazione è grave: ci si abitua al bello, ma nel tempo, il cattivo gusto può diventare una grave infermità a cui ci si abitua ancora più semplicemente. L’assenza di una proposta culturale di qualità ha portato il pubblico a disinteressarsi di ciò che è veramente significativo, preferendo l’intrattenimento superficiale e momentaneo. La necessità di “fare fama” ha spinto molti verso un conformismo estetico che prevale sull’originalità e sulla sostanza. In questo contesto, il degrado diventa normalità, mentre la cultura di qualità viene emarginata.

    Che prospettive abbiamo quindi? La nostra società deve confrontarsi con una verità scomoda: la politica e il settore pubblico, in nome del clientelismo e di un vantaggio a breve termine, hanno contribuito alla deculturazione del territorio. È urgente che cittadini e operatori culturali si uniscano per rivendicare il valore della cultura, chiedendo un cambiamento radicale nel modo in cui viene gestita e promossa. Solo così possiamo sperare di salvaguardare il nostro patrimonio culturale e di costruire un futuro in cui la qualità e il valore tornino a essere protagonisti indiscussi della nostra vita pubblica.

    Illustrazione articolo della copertina di Mr Pumpkin, tratta dal migliore libro che ho scritto sulle questioni politiche.

  • Il mio nuovo blog

    Il mio nuovo blog

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    un caro saluto da me e Stargatto ^___^

  • Proverbi

    Proverbi

    Mio padre amava molto i proverbi, io non lo capivo tanto ma negli ultimi anni della sua vita gli ho regalato un libro che raccoglieva tutti quelli più famosi.

    Un tempo erano un modo semplice ma efficace di trasmettere la conoscenza perchè i libri non tutti potevano permetterseli, la radio e la televisione non esistevano, internet nessuno se lo immaginava. Oggi gli strumenti sono tanti ma è tanta anche la conoscenza?

    Non è una risposta semplice, lo so. Forse è maggiore una conoscenza scientifica, meno una conoscenza naturale. Per questo ho imparato ad apprezzare e amare i proverbi oltre al fatto che mi ricordano mio papà: mi piace preservare un po’ di quella conoscenza naturale di cui abbiamo sempre più bisogno. Del resto lo dice anche il proverbio:

    la scienza è follia, se il senno non la governa.

    Puoi trovare alcuni proverbi nel libro “Il gatto e il ratto” con piccola spiegazione per i più piccoli. Il mio omaggio alla tradizione italiana per tutti i bambini.

    Giuseppina bruno

  • A little coffee

    A little coffee

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    Sono le piccole cose che tengono in piedi i grandi sogni. Del resto se fossero troppo grosse non riuscirei a portarle dietro.

  • Piccolandia

    Piccolandia

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    I bambini non hanno paura di provare. Il trucco per riuscire è solo quello.

  • Sembra una fata ma è una G

    Sembra una fata ma è una G

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    Quello che sembra non sempre è ma spesso lo diventa.  Siamo noi ad averlo cambiato o semplicemente si finisce per accettare la cruda verità?

  • Friends

    Friends

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    Dove non arriva l’istinto, arriva l’esperienza.